

193. Dalla enciclica Populorum progressio.

Da: Paolo sesto, Populorum progressio, Edizioni Paoline, Milano,
1995.

Paolo sesto, eletto pontefice nel 1963, dopo la morte di Giovanni
ventitreesimo, port a compimento il concilio Vaticano secondo e
prosegu l'opera di rinnovamento avviata dal suo predecessore,
ribadendo nel contempo alcuni fondamenti dottrinali tradizionali,
come il primato papale, il celibato ecclesiastico,
l'indissolubilit del matrimonio, la condanna dell'aborto e dei
contraccettivi, e cercando di evitare rischi di lacerazioni nel
mondo cattolico, causati dai contrasti fra innovatori e
conservatori. Continuando l'opera di Giovanni ventitreesimo,
denunci i gravi squilibri fra i paesi poveri ed i paesi ricchi;
alla questione dello sviluppo dei popoli dedic un'enciclica, la
Populorum progressio, pubblicata il 26 marzo del 1967, che
rappresenta uno dei testi pi significativi della dottrina sociale
della Chiesa cattolica. Di essa riportiamo qui alcuni passi, nei
quali si affrontano questioni essenziali come quella dello
sviluppo integrale dell'uomo, la destinazione universale delle
risorse naturali, la propriet e dell'uso dei redditi, la reazione
violenta alla violenza, l'equit delle relazioni commerciali.


Aspirazioni degli uomini - 6. Essere affrancati dalla miseria,
trovare con pi sicurezza la loro sussistenza, la salute, una
occupazione stabile; una partecipazione pi piena alle
responsabilit, al di fuori da ogni oppressione, al riparo da
situazioni che offendono la loro dignit di uomini; godere di una
maggiore istruzione; in una parola, fare, conoscere, e avere di
pi, per essere di pi: ecco l'aspirazione degli uomini di oggi,
mentre un gran numero d'essi  condannato a vivere in condizioni
che rendono illusorio tale legittimo desiderio. D'altra parte, i
popoli da poco approdati all'indipendenza nazionale sperimentano
la necessit di far seguire a questa libert politica una crescita
autonoma e degna, sociale non meno che economica, onde assicurare
ai propri cittadini la loro piena espansione umana, e prendere il
posto che loro spetta nel concerto delle nazioni.
Colonizzazione e colonialismo- 7. Di fronte alla vastit e
all'urgenza dell'opera da compiere, gli strumenti ereditati dal
passato, per quanto inadeguati, non fanno tuttavia difetto.
Bisogna certo riconoscere che le potenze colonizzatrici hanno
spesso perseguito soltanto il loro interesse, la loro potenza o il
loro prestigio, e che il loro ritiro ha lasciato talvolta una
situazione economica vulnerabile, legata per esempio al rendimento
di un'unica cultura, i cui corsi sono soggetti a brusche e ampie
variazioni. Ma, pur riconoscendo i misfatti di un certo
colonialismo e le sue conseguenze negative, bisogna nel contempo
rendere omaggio alle qualit e alle realizzazioni dei
colonizzatori che, in tante regioni abbandonate, hanno portato la
loro scienza e la loro tecnica, lasciando testimonianze preziose
della loro presenza. Per quanto incomplete, restano tuttavia in
piedi certe strutture che hanno avuto una loro funzione, per
esempio sul piano della lotta contro l'ignoranza e la malattia, su
quello, non meno benefico, delle comunicazioni o del miglioramento
delle condizioni di vita.
Squilibrio crescente- 8. Fatto questo riconoscimento, resta fin
troppo vero che tale attrezzatura  notoriamente insufficiente per
affrontare la dura realt dell'economia moderna. Lasciato a s
stesso, il suo meccanismo  tale da portare il mondo verso un
aggravamento, e non una attenuazione, della disparit dei livelli
di vita: i popoli ricchi godono di una crescita rapida, mentre
lento  il ritmo di sviluppo di quelli poveri. Aumenta lo
squilibrio: certuni producono in eccedenza beni alimentari di cui
altri soffrono crudelmente la mancanza, e questi ultimi vedono
rese incerte le loro esportazioni.
Aumentata presa di coscienza - 9. Nello stesso tempo, i conflitti
sociali si sono dilatati fino a raggiungere le dimensioni del
mondo. La viva inquietudine, che si  impadronita delle classi
povere nei paesi in fase di industrializzazione, raggiunge ora
quelli che hanno un'economia quasi esclusivamente agricola: i
contadini prendono coscienza, anch'essi, della loro miseria
immeritata [citazione dalla enciclica di papa Leone tredicesimo,
Rerum Novarum]. A ci s'aggiunga lo scandalo di disuguaglianze
clamorose, non solo nel godimento dei beni, ma pi ancora
nell'esercizio del potere. Mentre un'oligarchia gode, in certe
regioni, d'una civilt raffinata, il resto della popolazione,
povera e dispersa,  privata pressoch di ogni possibilit di
iniziativa personale e di responsabilit, e spesso anche costretta
a condizioni di vita e di lavoro indegne della persona umana
[citazione dalla enciclica Gaudium et spes di papa Paolo sesto].
[...]
La destinazione universale dei beni- 22. Riempite la terra e
assoggettatela [citazione dalla Bibbia, Genesi, 1, 28]: la
Bibbia, fin dalla prima pagina, ci insegna che la creazione intera
 per l'uomo, cui  demandato il compito d'applicare il suo sforzo
intelligente nel metterla in valore e, col suo lavoro, portarla a
compimento, per cos dire, sottomettendola al suo servizio. Se la
terra  fatta per fornire a ciascuno i mezzi della sua sussistenza
e gli strumenti del suo progresso, ogni uomo ha dunque il diritto
di trovarvi ci che gli  necessario. Il recente Concilio l'ha
ricordato: Dio ha destinato la terra e tutto ci che contiene
all'uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, dimodoch i beni
della creazione devono equamente affluire nelle mani di tutti,
secondo la regola della giustizia, ch' inseparabile dalla carit
[citazione dalla enciclica Gaudium et spes]. Tutti gli altri
diritti, di qualunque genere, ivi compresi quelli della propriet
e del libero commercio, sono subordinati ad essa: non devono
quindi intralciarne, bens al contrario facilitarne la
realizzazione, ed  un dovere sociale grave e urgente restituirli
alla loro finalit originaria.
La propriet - 23.  Se qualcuno, in possesso delle ricchezze che
offre il mondo, vede il suo fratello nella necessit e chiude a
lui le sue viscere, come potrebbe l'amore di Dio abitare in lui?
[citazione dalla prima lettera di San Giovanni, 3, 17]. Si sa con
quale fermezza i Padri della Chiesa hanno precisato quale debba
essere l'atteggiamento di coloro che posseggono nei confronti di
coloro che sono nel bisogno: non  del tuo avere, afferma
sant'Ambrogio, che tu fai dono al povero; tu non fai che rendergli
ci che gli appartiene. Poich quel che  dato in comune per l'uso
di tutti,  ci che tu ti annetti. La terra  data a tutti, e non
solamente ai ricchi. E' come dire che la propriet privata non
costituisce per alcuno un diritto incondizionato e assoluto.
Nessuno  autorizzato a riservare a suo uso esclusivo ci che
supera il suo bisogno, quando gli altri mancano del necessario. In
una parola il diritto di propriet non deve mai esercitarsi a
detrimento della utilit comune, secondo la dottrina tradizionale
dei Padri della Chiesa e dei grandi teologi. Ove intervenga un
conflitto tra diritti privati acquisiti ed esigenze comunitarie
primordiali, spetta ai poteri pubblici applicarsi a risolverlo,
con l'attiva partecipazione delle persone e dei gruppi sociali.
L'uso dei redditi- 24. Il bene comune esige dunque talvolta
l'espropriazione se, per via della loro estensione, del loro
sfruttamento esiguo o nullo, della miseria che ne deriva per le
popolazioni, del danno considerevole arrecato agli interessi del
paese, certi possedimenti sono di ostacolo alla prosperit
collettiva. Affermandolo in maniera inequivocabile, il Concilio ha
anche ricordato non meno chiaramente che il reddito disponibile
non  lasciato al libero capriccio degli uomini, e che le
speculazioni egoiste devono essere bandite. Non  di conseguenza
ammissibile che dei cittadini provvisti di redditi abbondanti,
provenienti dalle risorse e dall'attivit nazionale, ne
trasferiscano una parte considerevole all'estero, a esclusivo
vantaggio personale, senza alcuna considerazione del torto
evidente ch'essi infliggono con ci alla loro patria.
L'industrializzazione - 25. Necessaria all'accrescimento economico
e al progresso umano, l'introduzione dell'industria  insieme
segno e fattore di sviluppo. Mediante l'applicazione tenace della
sua intelligenza e del suo lavoro, l'uomo strappa a poco a poco i
suoi segreti alla natura, favorendo un miglior uso delle sue
ricchezze. Mentre imprime una disciplina alle sue abitudini, egli
sviluppa del pari in se stesso il gusto della ricerca e
dell'invenzione, l'accettazione del rischio calcolato, l'audacia
nell'intraprendere, l'iniziativa generosa, il senso delle
responsabilit.
Capitalismo liberale- 26. Ma su queste condizioni nuove della
societ si  malauguratamente instaurato un sistema, che
considerava il profitto come motivo essenziale del progresso
economico, la concorrenza come legge suprema dell'economia, la
propriet privata dei mezzi di produzione come un diritto
assoluto, senza limiti n obblighi sociali corrispondenti. Tale
liberalismo senza freno conduceva alla dittatura a buon diritto
denunciata da Pio undicesimo come generatrice dell'imperialismo
internazionale del denaro [citazione dalla enciclica Quadragesimo
anno di papa Pio undicesimo].
Non si condanneranno mai abbastanza simili abusi, ricordando
ancora una volta solennemente che l'economia  al servizio
dell'uomo. Ma se  vero che un certo capitalismo  stato la fonte
di tante sofferenze, di tante ingiustizie e lotte fratricide, di
cui perdurano gli effetti, errato sarebbe attribuire alla
industrializzazione stessa dei mali che sono dovuti al nefasto
sistema che l'accompagnava. Bisogna al contrario, e per debito di
giustizia, riconoscere l'apporto insostituibile
dell'organizzazione del lavoro e del progresso industriale
all'opera dello sviluppo.
